Intervista a Michele Ive

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Michele è il papà di Luca che gioca a Powerchair Hockey. Circa sette anni fa la scuola di Luca decise di partecipare ad un progetto di sensibilizzazione sulla disabilità coordinato da UILDM e fu così che Luca scoprì e inizio a praticare questa disciplina. 

intervista a cura di Mattia Abbate

Come ti senti nel vedere Luca poter praticare sport, che è sempre stato un suo desiderio, ma che essendo disabile inizialmente pensava di non poter realizzare?

Sicuramente sono molto contento perché da piccolo, al massimo, usciva e giocava a palla, andava in bicicletta e a cavallo. Però chiaramente erano dei palliativi. Ma quando ha scoperto l’hockey gli si è aperto un mondo anzi, ci si è aperto un mondo. Non conoscevamo la UILDM e non avevamo nessuna associazione di riferimento. Poi essendo l’hockey uno sport di squadra, ti senti più coinvolto che in uno sport individuale e si creano legami con i compagni di squadra.

Cosa ti sentiresti di dire a un genitore di un figlio disabile magari un po’ titubante per convincerlo a far provare questa esperienza al proprio figlio?

Diciamo che cercherei in tutti i modi di convincerlo a provare. Io sono stato abbastanza fortunato perché Luca ha sempre seguito un po' tutti gli sport e quindi poterlo praticare è stata una molla incredibile per lui. Però è chiaro che se uno comincia a dire “non ce la faccio”, “è difficile”, prima ancora di provare, diventa tutto più complicato. Insomma è meglio fare dei tentativi. Comunque per i disabili non c'è una preclusione a fare sport, ce ne sono tanti e chiaramente, in base alla disabilità, si può scegliere il più adatto. È chiaro che all'inizio può essere difficile anche per un genitore se non hai il supporto di qualche associazione, perché magari scopri per caso uno sport che tuo figlio potrebbe fare ma non sai dove andare e a chi chiedere.

Il powerchair hockey vi ha fatto girare molti posti in Italia e all’estero e vi ha permesso di conoscere molte persone. Ci sono un paio di persone che hai conosciuto, giocatori e non, che rappresentano meglio i valori positivi del powerchair hockey?

In Italia ne abbiamo conosciute tanti e anche all'estero, in due tornei internazionali a Barcellona e Praga. in particolare a Praga, un giocatore di hockey che era anche il presidente della nazionale di hockey della Repubblica. Mi ha colpito come si impegnava a far giocare tutti i suoi ragazzi e la passione che ci metteva. Per fortuna ce ne sono molte di persone che rappresentano i valori positivi.

Ovviamente oltre ad aver conosciuto molte persone, avete assistito a molte partite. Qual è quella che ti è piaciuta di più e che ti ha emozionato di più?

Le partite più belle sono state quelle di due anni fa quando siamo riusciti ad andare alle finali di Lignano. Nello specifico le partite che ci hanno dato più soddisfazione sono state le partite che abbiamo giocato contro i nostri rivali di Monza. Poi anche qualche altra partita che abbiamo fatto durante tornei amichevoli. Come 4 anni fa, quando con la squadra dei Turtles siamo andati a Modena ad un torneo amichevole. Eravamo pochi, per cui siamo andati con un furgone solo. Ho dovuto prendere praticamente tutto sulle spalle: ho fatto da allenatore, da autista, da volontario, ma mi sono sentito veramente coinvolto. Poichè eravamo solo in 4, “Lorenz” di Modena (Lorenzo Vandelli, storico animatore del powerchair hockey modenese, N.d.r.) insieme ad altri ragazzi di Modena, hanno giocato con noi, chiaramente quando non giocavamo contro di loro. Quella giornata è stata talmente bella che mi è rimasta impressa nella mente. 

Per andare a Praga invece, abbiamo fatto una trasferta che è diventata un “viaggio della speranza”.  Dovevamo partire alle 9 ma per un contrattempo siamo partiti alle 11 e siamo arrivati a mezzanotte. Ovviamente gli atleti sono andati direttamente a dormire, ma io prima ho dovuto sistemare tutto e sono andato a dormire molto più tardi. Il giorno dopo avevamo la prima partita del torneo alle 8 del mattino. Già a quell’ora c'erano 34°, un caldo pazzesco e ovviamente abbiamo perso la partita. Giocavamo contro i tedeschi e in quella squadra c'era mezza nazionale. E poi le altre partite praticamente le abbiamo vinte tutte. E in più, in quella giornata, a causa del ritiro di alcune squadre, abbiamo poi giocato contro tutte le squadre rimaste. insomma abbiamo avuto 6 partite in un solo giorno. Alla fine eravamo cotti, ma siamo arrivati secondi. 

E’ stato bello perché nella finale tutti facevano il tifo per noi. Alla fine, nelle premiazioni ci hanno dato pure la medaglia del miglior Supporter perchè abbiamo fatto un gran tifo!

Quanto è importante il supporto da parte della UILDM nei confronti delle due squadre di Milano?

Chiaramente è sempre stato fondamentale, anche perché la UILDM ha portato l’hockey in Italia e lo ha sostenuto e quindi è sempre stata promotrice dell’hockey, agli inizi come oggi. Questo sport è per tutti i disabili e soprattutto per chi ha la distrofia muscolare. Adesso sono quasi 30 anni che UILDM sostiene il nostro sport. Ripeto, è il discorso che facevo prima, ossia se le famiglie non hanno un supporto da qualche associazione è difficile. Magari le persone con disabilità restano chiuse in casa senza fare niente perché non conosco queste realtà. Per esempio nel nostro caso abbiamo conosciuto la UILDM nella scuola Luca, in occasione di una dimostrazione di hockey. Se non avessimo avuto la fortuna di conoscerla casualmente, probabilmente Luca non avrebbe avuto molte occasioni per uscire di casa. Non c'è una lista di persone disabili da contattare per sapere se esistono delle associazioni. Se hai la fortuna di incontrarle bene, altrimenti la vita va avanti lo stesso ma si perdono delle occasioni importanti.

Quali sono gli aspetti più difficili a livello organizzativo?

Ovviamente occorrerebbero più volontari ma le difficoltà sono soprattutto a livello logistico perché chiaramente quando devi fare gli allenamenti, se non ci fosse il supporto della UILDM sarebbe davvero complicato. Perché ogni volta bisogna andare a prendere tutti i ragazzi in varie zone di Milano e quando c'è il traffico magari bisogna partire molto prima. Poi, una volta finiti gli allenamenti bisogna riportare indietro tutti i ragazzi. È un bell'impegno quando ci sono le partite e a volte anche faticoso, sia per i ragazzi che per le famiglie.

Nel video hai parlato dell’importanza dei volontari e del fatto che ce n’è sempre bisogno. Se dovessi fare uno spot per trovare nuovi volontari che cosa diresti?

I volontari sono figure fondamentali all'interno di qualsiasi associazione di disabili. Purtroppo in Italia senza i volontari, le associazioni non esisterebbero. Quando si riesce a trovarne, sono pochi e magari arrivano perché amici di qualche disabile che fa parte dell’associazione. Ci sono i volontari del servizio civile ma dipende dalle zone d'Italia. Per esempio: in Veneto ci sono 15 persone, poi arrivi a Milano e sulla carta ne trovi quattro, ma la metà ci ripensa e alla fine ti rimangono due volontari. Poi ci sono quelli storici che ci mettono veramente l'anima e fanno tutto. Anche quelli che ci tengono però hanno bisogno di essere supportati altrimenti, a un certo punto, non ce la fanno più. Secondo me dobbiamo ringraziarli non una, ma cento volte per quanto si danno da fare mettendoci il cuore. Anche i genitori è importante che siano coinvolti; non devono pensare che l’associazione sia solo un posto dove portare i propri figli e poi fregarsene. A volte anche la loro presenza durante le partite, per esempio, può essere un supporto per il proprio figlio o la propria figlia, anche solo per incoraggiarli. Un momento che viene gestito dai genitori è il famoso “terzo tempo” dopo le partite. Ogni genitore prepara qualcosa e insieme agli avversari si mangia e si fanno due chiacchiere. Spero che in futuro cambino le cose e ci sia più coinvolgimento da parte dei genitori. E anche giusto che i propri figli diventino più autonomi; anch’io qualche volta non sono andato insieme a Luca agli allenamenti, ma alle partite sono sempre stato presente. L’importante è che non diventi solo un posto dove piazzare i propri figli. Come in tutte le cose ci vuole una via di mezzo.

 

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